I senzapatria: la tragedia
dei rifugiati siriani e l'impegno della Chiesa di Raffaele
Pinto
L'orgoglio,
l'ottusità, la vocazione al male che
albergano negli uomini, continuano a manifestarsi con cadenza regolare ed
impressionante e le guerre, contro nemici esterni reali o immaginari, o
intestine tra fazioni continuano ad affollare le cronache televisive e dei
giornali.
Una
di queste guerre assurde, una guerra civile frutto davvero della peggiore
visione dello stato e della politica, è quella che sta insanguinando da mesi la
Siria.
L'orrore
quotidiano di questa guerra civile, che non sembra poter avere una conclusione
immediata, ha lentamente convinto tante famiglie e tanti singoli abitanti di
quel lontano e, per molti aspetti affascinante paese, a lasciare il lavoro, la
casa, tutti i beni posseduti ed avviarsi, in cerca di pace, di un futuro
diverso, soprattutto più sicuro per i più piccini, in altri paesi di
quell'infelice area del Pianeta.
Per
questa ragione, da molti mesi ormai, Libano, Egitto, Turchia, Iraq e Giordania
sono diventate le nuove terre promesse
dei senzapatria siriani, di quei rifugiati senza più nulla se non la speranza
di essere accolti, riparati e sfamati dai governi dei paesi ospitanti.
Solo
nel 2013 sono partite oltre un milione di persone dalla Siria in fiamme; e per
la fine dell'anno delle stime riportano, come possibili esuli, una cifra vicina
ai tre milioni di siriani.
In
Giordania, ad esempio, già il 10% della popolazione è costituito da rifugiati
siriani: e parliamo di un paese in cui già il 30% della popolazione era
costituito da rifugiati palestinesi.
La
Turchia sembrava il paese più tranquillo per i rifugiati, così come l'Iraq: ma
problemi interni ed internazionali di queste due nazioni hanno reso ultimamente
molto più difficile la permanenza dei profughi.
In
Giordania va un poco meglio, anche per l'intervento massiccio, oltre che
dell'UHNCR (l'Alto Commissariato ONU per i Rifugiati) anche e soprattutto della
CARITAS e della CHIESA CATTOLICA.
Ad
esempio, nel sud della Giordania, proprio a sostegno di questa marea umana che
si riversa quotidianamente dalla vicina Siria, opera un ospedale cattolico
coordinato da Suor Adele Fumagalli, che, con le sue strutture (create nel
lontano 1939 e nel tempo ammodernate ed ampliate) dà assistenza
medico-sanitaria, ostetrica e di prevenzione a tante mamme e bambini che non
saprebbero a chi rivolgersi.
Ma
all'assistenza materiale la Chiesa cattolica non fa mancare anche un'altra
importante assistenza: quella spirituale. Per questa ragione, il Card. Sarah è
andato in visita ai profughi siriani in Giordania portando la sua parola di
speranza e aiuto fraterno.
ONG,
Caritas, Chiesa ed ONU stanno facendo la loro parte: ma l'unica soluzione al
problema dei senzapatria è la fine delle guerre, la fine della violenza come
linguaggio della politica, la fine della sopraffazione come cifra del comando e
del potere.
Tutti
noi non possiamo che sperare che questo accada in fretta.
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