La setta dell'H2SO4
di Raffaele Pinto
Quando la violenza colpisce le donne, il mio animo
si ribella, ha un sussulto incontenibile e l'indignazione raggiunge livelli di
guardia.
Che due bulli si scazzottino fuori da un bar
all'ora di chiusura lo possiamo comprendere: non giustificare, attenzione,
perché da una rissa può scaturire sempre una tragedia. Ma il mondo, purtroppo,
è pieno di cretini e a questo, prima o poi, dovremo farci l'abitudine. Ma che un uomo
si arroghi addirittura il diritto di stabilire se e come una donna debba
continuare la propria esistenza è qualcosa di mostruoso ed inaccettabile.
Perdonatemi la lunga introduzione ma quando ho
cominciato ad interessarmi giornalisticamente della violenza sulle donne, in
tutte le sue forme, non solo mi sono vergognato di essere uomo ma ho dubitato
fortemente che la nostra peculiarità di esseri umani sia quella di essere
razionali.
Che il femminicidio sia omicidio tout court, mai giustificabile, non è
cosa da discutersi.
Ma, a questo odioso reato, nel quale anche l'Italia
purtroppo rivaleggia con altri paesi del mondo, se ne deve aggiungere un altro
che adesso è molto diffuso praticamente dappertutto, dall'Europa all'America
Latina, dall'Africa all'Asia: mi riferisco allo sfregio permanente con l'acido.
I numeri fanno paura. Al mondo, delle 500.000
persone aggredite ogni anno più o meno gravemente con l'acido solforico,
400.000 sono donne e la quasi totalità degli aggressori sono uomini.
La cifra in sé è agghiacciante, inspiegabile per
qualunque persona di buon senso.
Ma sapere che una vendetta contro una ribellione ad
una sopraffazione, un rifiuto ad un'avance
troppo insistente o volgare, o semplicemente un atto d'indipendenza di una
ragazza o di una donna possa portare un uomo ad acquistare freddamente una
bottiglia di acido solforico e pianificare un'aggressione che ha sempre effetti
devastanti, ebbene, questo mi ha davvero sconvolto.
E la cosa peggiore è che queste orride forme di
violenza non sono relegate a sobborghi degradati di paesi del Terzo Mondo: sono
cose che succedono anche in Colombia, Messico, Argentina ed in paesi carichi di
storia e di cultura come l'Iran e l'India.
Il risultato di questa cultura malata è la crescita
esponenziale di donne, anche giovani o giovanissime, che devono convivere con
un viso che non è più il loro, con un'immagine deturpata dalla quale, e per
sempre, è stata cancellata la felicità ed il sorriso.
Per gli sfregi con l'acido solforico ci sono donne
cieche, invalide, perennemente traumatizzate non solo e non tanto per la
perdita della loro originaria bellezza ma perché ormai sanno che esistono al
mondo uomini pericolosi, travestiti spesso da amici o parenti.
Molte di queste donne e ragazze sono costrette, per
la gravità delle ustioni chimiche, a non uscire più di casa e questo,
ovviamente, le accompagna molto velocemente sulla strada della depressione e
del suicidio.
Fortunatamente alcune donne hanno deciso di
ribellarsi a questa ulteriore forma di violenza, si sono associate e stanno
lottando per far valere i loro diritti: ma nei paesi poveri del mondo questo è
sempre difficilissimo.
C'è, però, un modo per evitare che questo possa
accadere, spesso impunemente o nel silenzio delle stesse vittime: bisogna
parlarne, bisogna far si che un'ondata pesantissima di discredito, di onta,
d'indignazione cada sui potenziali ed effettivi responsabili di questi gesti.
Bisogna far capire, a questi poveri, deboli uomini
malati di egocentrismo patologico, che le donne, sempre e in ogni luogo, sono
una risorsa unica, meravigliosa, sacra, intoccabile.
In loro c'è la vita, l'attenzione, la protezione,
la salvezza e la bellezza: impedir loro di poter vivere, amare, proteggere,
salvare e illuminare con un sorriso, con uno sguardo, la vita delle persone che
stanno loro intorno non è solo un reato: è un crimine contro l'umanità.
Raffaele Pinto
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