Un altro Web:
le scoperte relative ad una Rete Profonda molto poco conosciuta di Raffaele
Pinto
E' proprio della sensibilità comune distinguere
apparenza da sostanza, forma da contenuto, esteriorità da profondità: e non
andremo, per rispetto sacrale, a scomodare il divino Kant nella distinzione tra
fenomenico e noumenico per parlare di come ciò che a noi appare in un
determinato modo potrebbe (e spesso può davvero) essere in un modo del tutto
contrario.
Se per il cinema, la televisione, la pubblicità e
sempre di più anche per la politica questo fa parte della quotidianità e non
sconvolge più nessuno, un po' meno potevamo pensare che accadesse per il Web.
La Rete, con le sue connessioni internazionali, la
sua trasparenza e anche vulnerabilità, con il suo inseguirsi di social network
e forum e gruppi ed altri luoghi di condivisione telematica, sembrava l'unico
luogo in cui quello che si vedeva
corrispondesse più o meno a quello che era:
per la serie ‘pane al pane e vino al vino'.
Il fatto che la Rete non fosse il luogo dei
segreti, delle nicchie, delle sètte ci è stato confermato dai clamorosi casi di
Julian Assange, di Edward Snowden, dal caso Vatileaks e dal recente caso delle
incertezzazioni telefoniche internazionali che proprio sulla rete hanno trovato
la loro giusta gogna e nemesi.
Eravamo tranquilli, in un certo senso: sì, una
certa percentuale di matti, di esaltati o soltanto di stupidi di paese e di
città l'avevamo e l'abbiamo sempre messa in conto (di idioti, purtroppo, è
pieno il mondo) ma ritenevamo che la freschezza, la giovinezza, la dinamicità
della Rete e dei suoi flussi di informazione le evitassero di diventare
ricettacolo di cose sconosciute ai più e gestite ad un diverso, molto più
occulto e pericoloso livello rispetto alla nostra normale posta elettronica o
agli acquisti di libri piuttosto che di scarpe.
Il velo su una realtà molto più preoccupante del
Web, la verità su ciò che stava accadendo in una sorta di fiume carsico
telematico sconosciuto alla maggioranza degli internauti, l'ha fatta venir
fuori il Federal Bureau of Investigation (meglio noto come FBI) arrestando ed
incriminando Ross Ulbricht, un ventinovenne che, al massimo, ai suoi compagni
di stanza, poteva sembrare un attempato studente universitario con la testa fra
le nuvole (virtuali) del suo computer.
Il giovane Ulbricht, invece, non era affatto un
fuoricorso appassionato di giochi di ruolo o di realtà videoludica, ma si era
trasformato, a suo modo, in un brillante imprenditore in un ramo un po' diverso
da quello battuto dai brillanti universitari: il crimine.
Con nickname di Pirata
Roberts, infatti, aveva creato una piattaforma commerciale segreta,
accessibile solo ad una ristrettissima schiera di ‘adepti', detta Silk Road, nella quale, praticamente, si
poteva ottenere qualunque cosa: dalle droghe più particolari (recentemente ‘va'
molto la crystal meth, una pericolosissima metanfetamina completamente
sintetica) alle armi, da falsi ID per ‘piratare' siti pubblici e privati fino a
prestazioni di veri e propri killers.
Questa piattaforma, negli anni, aveva fruttato
all'intraprendente giovane criminale statunitense la bellezza di ottanta
milioni di dollari di ricavi oltre ad un capo d'accusa lungo ben trentanove
pagine che probabilmente costerà ad Ulbricht la prigione a vita.
Quello che gli agenti segreti americani hanno
scoperto è ben più che l'iniziativa di un singolo: e lo dimostra il fatto che,
una volta chiuso Silk Road, al suo
posto sono proliferati come funghi di un pericoloso sottobosco tanti piccoli
siti gemelli che tentano di eguagliare le imprese del sito-madre.
E' qualcosa che ci preoccupa e ci angoscia perché,
come sempre, l'Uomo è riuscito a trasformare geneticamente un luogo di
informazione, di incontro pulito e di amicizia magari solo virtuale in un antro
alchemico buio, sporco, pericoloso e mal popolato nel quale, purtroppo, il male
alligna anche in forme ben più pericolose delle care, vecchie tare
(onnipresenti in ogni tempo ed i ogni luogo) dell'idiozia e della cretinaggine.
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